È nulla la clausola del regolamento condominiale che vieta al singolo condomino il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato

La Cassazione, con la sentenza n. 9387 del 2020, è tornata ad affrontare la questione del distacco del singolo condomino dall’impianto centralizzato. Ebbene, si deve osservare che ormai l’ordinamento ha mostrato di privilegiare ed incoraggiare il distacco dall’impianto centralizzato, proprio per proteggere l’interesse superiore e generale rappresentato dal risparmio energetico e, nei nuovi edifici, ha previsto addirittura l’esclusione degli impianti centralizzati e la realizzazione dei soli impianti individuali. Il regolamento di condominio, anche se contrattuale, non può derogare alle disposizioni richiamate dall’art. 1138 c.c., comma 4 e non può menomare i diritti che ai condomini derivino dalla legge.

Una tendenza confermata anche dalle previsioni contenute all’art. 26 della Legge n. 10 del 1991 (Norme in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia) e all’art. 9, comma 5 del D.lgs. n. 102 del 2014, che testimoniano l’intento del legislatore di correlare il pagamento delle spese di riscaldamento al consumo effettivo.

Pertanto, la Corte di Cassazione ha stabilito che nell’assenza di pregiudizio al funzionamento dell’impianto centralizzato, è un diritto del condomino procedere con il distacco, con il conseguente esonero – secondo il principio contenuto nell’art. 1123 c.c., comma 2 – dall’obbligo di sostenere le spese per l’uso del servizio centralizzato; in tal caso quindi, il condomino che opera il distacco è tenuto solo a pagare le spese di conservazione dell’impianto stesso.

 

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